Bn – La vera infezione è il capitalismo!

Riportiamo di seguito alcune riflessioni fatte da alcuni Compagni di Benevento e Provincia.

Abbiamo avuto la sensazione che qualcosa di terribile ci piombasse addosso, all’improvviso, senza darci il tempo di programmare nulla.

Ma i rischi di una pandemia virale come quella del Covid-19 erano ben noti da tempo ai governi di tutto il mondo.

Nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) aveva stilato un piano mondiale per contrastare la diffusione di queste infezioni virali, che raccomandava semplicemente che ogni stato facesse scorte di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e aumentasse la capienza delle terapie intensive. E ancora, nel settembre 2019, la stessa OMS pubblicava un report (“A world at risk”) in cui la minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento e altamente letale veniva confermata.

Di fronte a questo ovviamente nulla è stato fatto, preferendo investire risorse in spese militari e grandi opere (che notoriamente sono fonte di ricchi affari per politici e mafiosi), e ancora una volta ci troviamo e ci troveremo a pagare una crisi generata da pochi: per ora in termini di morti e sottrazione delle libertà, in futuro -un futuro che è già drammaticamente presente-  in termini economici e di mera sussistenza. L’attuale situazione di emergenza, che potrebbe prolungarsi ancora per molto e ripresentarsi in breve tempo, ha reso più evidenti una serie di contraddizioni che, seppur croniche nell’attuale modello capitalistico di organizzazione della società, da oggi non possono più essere ignorate:

 

  1. Il modo in cui viviamo non è sano e sostenibile. L’imposizione del modello industriale dell’allevamento intensivo e la distruzione degli habitat sembrano essere alla base dell’incremento delle epidemie promosse dal salto di specie dei virus. Il virus ha trovato gioco facile grazie al nostro stile di vita; viviamo ammassati nelle metropoli malsane, alimentati dal cibo dalla grande distribuzione sorretta dal mercato globale con i suoi spostamenti di uomini e merci che hanno accelerato la diffusione del virus; siamo fragili a causa dell’abuso di farmaci che compromette il nostro sistema immunitario; produciamo inquinamento che, oltre a farci morire di cancro, in questo caso sembrerebbe aver facilitato la diffusione aerea del virus.
  2. Viviamo in un sistema classista e discriminatorio. Le classi sociali esistono e sono ancora più evidenti in situazioni di crisi come questa, come anche le violenze di genere e razza: dopo decenni di politiche di privatizzazione, l’attuale crisi fa emergere le diverse possibilità di accesso alle prestazioni sanitarie del pubblico, che dovrebbero essere garantite a tutti e in egual modo. E invece, da più parti d’Italia, giungono notizie di “persone comuni” alle quali è stato negato il tampone, mentre le pagine delle cronache riportano le buone condizioni di calciatori, attori e politici che hanno la possibilità di monitorare in tempo reale il proprio stato di salute ed avere le migliori e più celeri cure; ad essere discriminatori sono anche lo smart-working e le lezioni online che ovviamente non sono accessibili a chi non ha i mezzi economici per permettersi strumenti tecnologici all’avanguardia; così come la quarantena che non è la stessa per chi vive in una villa e per chi abita in 20 mq o addirittura in un riparo di fortuna; così come la casa che non è affatto un luogo sicuro per tutte quelle donne che vivono nel costante ricatto della violenza domestica; tantomeno la quarantena può essere la soluzione auspicabile per quei migranti che abitano ammassati, talora in opinabili condizioni igienico-sanitarie, in un CAS;
  3. La vita umana è un bene sacrificabile. Nonostante queste misure trovino il loro fondamento nel voler salvare la vita a tutti, allo stesso tempo si mandano dottori e infermieri a lavorare senza dispositivi di protezione adeguati, si sono, in prima battuta, lasciate le fabbriche aperte, mettendo a rischio la salute di migliaia di operai (e questo è assodato sia una delle cause principali di diffusione del virus nella Bergamasca!), i detenuti si tengono stipati, in 6/8 persone, in una cella, condannati a un altissima probabilità di contagio -nonché a morte- in mancanza di cure adeguate, così come i migranti senza documento che un sistema ormai collaudato rinchiude nei Cpr. Ogni diritto è sospeso, compreso quello alla salute.
  4. Ogni crisi è un efficace banco di prova. La crisi da Covid-19 ha offerto alle Istituzioni globali un laboratorio per testare vecchi e nuovi dispositivi di gestione e controllo. Lo Stato sta chiaramente mostrando come intenderà gestire le emergenze a venire: isolamento sociale, limitazioni delle libertà individuali, controllo dei telefoni e utilizzo dei droni (per citarne alcuni), avrebbero infatti la stessa applicabilità nel caso in cui lo Stato si trovasse nella posizione di dover garantire la sicurezza della popolazione durante un’emergenza climatica (altra questione largamente prevista, per la quale nessuno si sta muovendo) o durante un conflitto sociale (magari scatenato proprio dalla crisi economica che ci stiamo apprestando ad affrontare).
  5. Le libertà democratiche sono una chimera. La libertà, che finora pensavamo esserci dovuta, è una pura illusione se vincolata al diritto e alla legge, una carotina sventolata dagli stati-padroni in cambio della nostra mansuetudine ed obbedienza; qualcosa che può esserci deliberatamente sottratto (come possono esserci sottratti i servizi essenziali) e utilizzata contro, come nel caso della spinta alla delazione per chi esce senza motivo, per deviare l’attenzione dalle gravi falle, come quella sanitaria, del sistema.

 

Che l’attuale società dei consumi e dei social media sia solo un’enorme montatura per nascondere una realtà di miseria, devastazione dell’ambiente e annientamento dell’individuo, lo sappiamo e l’abbiamo sempre sostenuto.

Per noi il problema, quel gigantesco vaso di pandora che la pandemia globale ha irreversibilmente scoperchiato, è la normalità!
Quella normalità che ha sconquassato il pianeta che ospita la Vita per come la conosciamo;
quella normalità che distrugge territori e sacrifica vite in nome del solo profitto;

quella normalità per cui si è disposti a tutelare la propria salute “minacciata” dal ragazzo sprovvisto di mascherina in fila al supermercato facendoci a cazzotti, ma disinteressandosi completamente di quando le attività speculative di imprese ed istituzioni l’hanno minacciata sotto forma di grandi opere e politiche clientelari;
quella normalità fatta da una produzione che non soddisfa più i nostri molteplici e complessi bisogni ma che ne tiene conto (e per lo più li crea e li induce) solo in termini di accumulazione di profitto e fatturato;
quella normalità dove si muore di lavoro (quando c’è), dove i salari sono da fame e le garanzie e le tutele sono sempre più un lusso per pochi;

quella normalità fatta di una tecnologia che spesso sbandierata come strumento di emancipazione è diventata invece strumento di controllo sociale ed oppressione;
quella normalità fatta di indifferenza nei confronti del prossimo e della violenza che subisce, che sia essa di classe, di razza, di genere…;

La vera emergenza, benchè cristallizzatasi in qualcosa di permanente, sono i rapporti sociali di sfruttamento che riproduciamo; la vera infezione è il Capitalismo.

 

E forse la “responsabilità” a cui dovremmo richiamarci in questi giorni, per il bene davvero di tutte e tutti, sarebbe quella di scendere dal treno prima che arrivi al capolinea, o quantomeno iniziare a immaginare di farlo, cogliere l’inequivocabilità della riflessione che la cruda realtà ci consegna.

 

Per questo siamo al fianco di chi si ribella quotidianamente a questo immobilismo imposto!

A chi fa la spesa nei supermercati senza pagare,

a chi non vuole pagare tasse, bollette, tributi, affitti,

a chi vorrebbe espropriare i capitali a banche e grandi imprese per ridistribuire la ricchezza,

a chi sciopera perché non vuole essere carne da macello per alimentare l’apparato industriale,

a chi vuole distruggere tutto ciò che ci sbatte in faccia un lusso che non possiamo permetterci,

a chi si ribella nelle carceri per le disumane condizioni di vita,

a chi ha lavorato una vita in nero e ora si trova senza un euro in tasca, abbandonato sia dallo stato che dal padrone,

a chi non vede altra via d’uscita che la rivolta da questo futuro di miseria, auguriamo di rivederci presto nelle strade!                                                                                                                

Assemblea Sannita Anticapitalista

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