Il Capitalismo genera la Guerra… e la Guerra uccide!

Di seguito il volantino distribuito in questi giorni a Benevento in merito ai fatti dell’Afghanistan per il quale una compagna è stata fermata ed identificata dal solito sbirrume, dimostrando ancora una volta l’accezione di "libertà" che lor signori vorrebbero esportare in terra straniera,  attraverso quella che sfacciatamente continuano a chiamare "missione di pace".


IL CAPITALISMO GENERA LA GUERRA… E LA GUERRA UCCIDE!

3 maggio 2009, Afghanistan. La pioggia cade incessante. Una Toyota Corolla bianca viaggia in direzione di Herat. Incrocia un convoglio militare italiano che gli intima l’alt. La visibilità è scarsa ed il conducente frena solo quando vede le luci dei blindati. Una raffica di mitra. Il convoglio prosegue per la sua strada. L’auto civile è ferma col lunotto posteriore infranto e alcuni fori nella carrozzeria. Ahmad Wali, 32 anni, l’autista della Toyota, dichiara che dopo che i mezzi militari gli sono comparsi davanti ha visto che metà del volto di sua nipote non c’era più, che sua madre era ferita al petto e che il suo viso era sanguinante a causa dei frammenti del parabrezza che era esploso.

La vittima aveva solo 13 anni prima che i democratici proiettili italiani la strappassero alla vita. I “nostri” giornali e le “nostre” televisioni di lei non ci mostrano neppure una foto, non ne pronunciano neppure il nome. La sua colpa era quella di stare andando ad un matrimonio con i suoi familiari, e di essere abitante di un territorio ormai non suo, occupato dalle forze militari occidentali.

In questi giorni, in cui la propaganda militarista del governo italiano si fa più sfacciata del solito;

in questi giorni in cui vogliono farci odiare e sentire diversi da genti lontane sotto il nostro stesso regime;

in questi giorni in cui vogliono convincerci che un pugno di sfruttati senza coscienza, che hanno scelto (nel bene o nel male) di essere mercenari al servizio dello Stato, siano eroi perché morti in un territorio da loro occupato armi alla mano;

il nostro ricordo va a quella giovane afghana, di cui presto nessuno si ricorderà, di cui forse già ci si è scordati, o di cui non si sono tessute le lodi nonostante sia stata assassinata nella stessa – come qualcuno continua ancora sfacciatamente a definirla – “missione di pace”.

I 6 morti di Kabul non sono altro che carnefici diventati vittime. Non sono altro che uomini (se così può ancora definirsi un soldato) che, come tutti quelli che scelgono di indossare una divisa (che sia essa blu o mimetica), hanno tradito la propria Classe, per mettersi al servizio del padronato – delle classi di Governo e della Borghesia – contro i propri fratelli e sorelle, i lavoratori, gli sfruttati, gli esclusi, i poveri di ogni angolo della terra.

Non possiamo che dire come al solito che “l’avevamo detto”, che fino a quando esisteranno Stati e Nazioni esisteranno confini, e fino a quando gli Stati saranno a difesa degli interessi del Capitale esisterà la Guerra ed il Militarismo e quindi la morte e l’oppressione..

La maschera è ormai caduta da un pezzo.
Visto che non esiste neppure più nessuno così stupido da cascare nel tranello del patriottismo, hanno preferito tagliare alla Sanità, alla Scuola, ai Servizi Sociali in favore delle spese militari, per trasformare l’esercito in un “ammortizzatore sociale”, per di più accessibile a tutti, garantendosi da un lato che la maggior parte dei disoccupati e sottoccupati (soprattutto del sud) possano avere il “reddito garantito” esercitando un’azione (ignobile) perfettamente funzionale agli interessi dello Stato/Capitale, e dall’altro professionalizzando il servizio militare in modo da assicurarsi un esercito di professionisti prezzolati dell’assassinio che in cambio di soldi chiudono gli occhi e dicono “si”!

Solo la diserzione generalizzata, il rifiuto delle forze armate e il sabotaggio degli strumenti e delle macchine di morte possono far si che la Guerra ed il Militarismo diventino nient’altro che un brutto ricordo del passato.

Gruppo Anarchico “Senza Patria”, Benevento
http://gaa.noblogs.org

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