Vilipendio della religione a Benevento

Articolo tratto dal sito di Tv7 (emittente televisiva sannita)

La mamma dei cretini è sempre incinta. Altrimenti non si spiegherebbero certi risultati elettorali ed il fatto che esistano i centri sociali. 

A Benevento, poi, tale mamma deve aver fatto una cura ricostituente, visto che non bastava il pattinodromo sottratto all’uso dei cittadini, ma è sorto un altro centro sociale “anarchico”, che come principale fine sembra avere quello di sporcare i muri del centro storico con manifestini e scritte deliranti.

Ultima trovata di tali imbecilli una scritta dal sapore archeologico: «Cloro al clero». Con un solo gesto gli idioti anarchici (c’è la firma) hanno rovinato uno storico palazzo beneventano e insultato sacerdoti e credenti. Infatti il testo completo della scritta è: «Il compito della Chiesa è mentire, quello dei fedeli abboccare. Cloro al clero».

Non vale la pena soffermarsi sulla volgarità del gesto vandalico e sulla gravità della frase (se ne occuperà la polizia, prima che la magistratura archivi tutto, come di solito si usa nei confronti dei teppisti dei centri sociali).

Può essere interessante notare che la scritta sia apparsa proprio il 14 settembre, giorno della Esaltazione della Santa Croce e data prescelta da S.S. Benedetto XVI per permettere la celebrazione del rito antico della messa. Ovviamente, non che la plebaglia anarchica potesse conoscere l’esistenza del Motu proprio papale, ma colpisce il fatto che la scritta sia andata a sporcare la città e vilipendere la religione proprio di fronte alla chiesa di San Bartolomeo, dove celebra uno dei più accaniti osteggiatori del rito tradizionale («Dovrete passare sul mio corpo» disse qualche anno fa ad un gruppo di fedeli che, rispettosamente, avevano chiesto la possibilità di far celebrare, saltuariamente, la messa di San Pio V). Evidentemente, l’occhietto strizzato a sinistra non lo ha salvato dal becero anticlericalismo dei suoi protetti.

Ma il rettore di San Bartolomeo non sembra essere l’unico ad osteggiare il Motu proprio: forse, a Benevento, è l’unico ad avere il coraggio (o l’impudenza) di dirlo, mentre altri sacerdoti si nascondono dietro interpretazioni capziose del testo: ad esempio, ripetono (troppo spesso, per non far pensare che il suggerimento interpretativo non giunga dall’alto) che è necessario un «gruppo di almeno 30 persone», elemento di cui il testo papale non fa alcuna menzione, in quanto il permesso di celebrare la messa di sempre, mai abrogata, viene dato direttamente ai sacerdoti (senza passare dal vescovo, come accadeva in precedenza) e la loro celebrazione può essere seguita dai fedeli (cioè non deve essere necessariamente a porte chiuse).

Il tutto nella interpretazione più estremista del Concilio Vaticano II che ha svuotato le chiese ed i seminari, laicizzato la società senza peraltro, come dimostra la scritta davanti a San Bartolomeo, guadagnare le simpatie di coloro per cui una serie di concessioni (per non dire sbracature) veniva effettuata.

Gianandrea de Antonellis

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2 Responses to Vilipendio della religione a Benevento

  1. dioklau says:

    davvero parole sante

  2. Giovanni says:

    Ci risiamo, come si dice “scherza con i fanti e lascia stare i santi”. Tranne poi benedire i fanti quando vanno a fare le guerre umanitarie, o a proteggere la sacralità della chiesa col sangue di milioni di vittime innocenti.
    Io dico che il cloro è superato.
    Certe facce di bronzo clerico-fasciste-democratico-giornalistiche avrebbero bisogno di ben altro.
    A cominciare dal chiedere scusa per tutto ciò che la chiesa ha fatto, continua a fare e cercherà di rifare.
    Ma nin è di questo che voglio parlare.
    Voglio parlare di libertà dalla fede, dai suoi servi, dai suoi strumentalizzatori, dai suoi immondi riti e preghiere.
    Voglio parlare di libertà di pensiero che non ammette dogmi, servitù, miti e miracoli.
    Voglio parlare dell’uomo libero di spaziare con il suo pensiero, senza che vi siano lacci e trappole in cui cadere.
    Voglio dire di essere libero e di difendere la mia libertà lottando per quella degli altri.
    A quelli che scrivono frasi sui muri dico solo: bene, molto bene.

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