Le strade sono di chi ama…

Il gelo sociale, oltre che meteorologico, della nostra sonnacchiosa città è stato infranto oggi pomeriggio.

Circa un centinaio di Beneventani si sono ritrovati in via San Lorenzo, a pochi passi da un bue apis che “si interrogava” sul perché mai se “Mastella, Bellassai e Galeone concedono spazio ai fascisti” sarebbe lui il cornuto!

Tante le anime presenti in piazza, tutte con un unico intento: ribadire che nelle strade della nostra città non c’è spazio per i fascisti.

Nei giorni scorsi le autorità si erano ritrovate per predisporre appositi servizi di “sicurezza”, per garantire “il costituzionale diritto d’espressione”… dei fascisti… di quei fascisti che, ci annoia doverlo ripetere ancora una volta, proprio secondo le disposizioni costituzionali non dovrebbero avere alcuna forma di agibilità e legittimità politica!

Se da nord a sud del paese, nella maggior parte dei casi, le scene che i media mainstream hanno avuto il gusto ed il piacere di riprodurre sono state quelle dell’infrangersi dei cortei sui cordoni della celere, alimentando la pericolosa quanto opportunista narrazione governativa che prevede l’equiparazione di fascismo ed antifascismo, l’Assemblea che ha convocato la mobilitazione ha deciso di uscire dall’angolo cui spesso il contrasto al fascismo ci rinchiude.

E’ per questo che ha disertato nei fatti la trappola preparata dal Ministro Minniti e dal Questore Bellassai; una trappola auspicata dal grosso della stampa locale, che sperava in qualche immagine più succulenta da poter sbattere in prima pagina, e che, in mancanza di questa, si è ridotta a frignare di inesistenti “intimidazioni”.

I partecipanti al corteo hanno quindi deciso semplicemente di ripercorrere le strade che quotidianamente vivono e dove militano tutti i giorni ognuno nei rispettivi percorsi autorganizzati, approfittandone per ribadire che i fascisti sono semplicemente utili strumenti al servizio di chi sta molto più in alto di loro ed impone le scellerate scelte politiche che poi vanno a ripercuotersi sulla quotidianetà di tutti noi. Perchè il fascismo oggi non è semplicemente quello di organizzazioni come Casapound o Forza Nuova, ma il reiterarsi di politiche securitarie, razziste e sessiste, che stringono le catene di tutte e tutti.

Il primo luogo dove il corteo ha sostato è stata la sede di Forza Italia, il partito delle leggi ad personam, delle leggi a favore dei ricchi e dei potenti, il partito che attualmente nei fatti regge le redini della città, quindi il partito del dissesto finanziario comunale.

La seconda tappa, la sede della Uil di Fioravante Bosco, il “sindacalista”-vigile urbano che fino al 2014 non ha mai lavorato un giorno in vita sua percependo lauti stipendi; quello che dopo aver contribuito in maniera determinante al licenziamento di 30 operatori di un callcenter della città impegnati in una vertenza, nel suo unico giorno di lavoro settimanale (forse il primo!) ha partecipato al tentativo (fallito) di sgombero di uno spazio sociale ed abitativo occupato nel 2014.

Poi è stato il turno della sede cittadina del PD, quello dell’antifascismo a fasi alterne, ma soprattutto quello delle politiche di austerity, del jobs act, della buona scuola, del rifinanziamento alle banche, quello degli accordi con la mafia libica per l’internamento dei migranti in fuga.

Un pensiero i manifestanti lo hanno avuto anche per Ottopagine, bollata giustamente come “terrorista” ed asservita per il ruolo importante, avuto ad aprile, nella criminalizzazione di un episodio di antifascismo militante cittadino; responsabile di aver evocato gratuitamente gli anni di piombo durante la costruzione delle iniziative messe in campo contro l’allora visita del Fascista Fiore.

Il corteo si è snodato poi per gran parte della città, incontrando le simpatie dei residenti, di chi salutava dai balconi, di chi, nonostante fosse bloccato in macchina dal suo passaggio, apprezzava l’iniziativa e chiedeva volantini.

Arrivato ai cordoni di una celere asserragliata ed armata di tutto punto presso il ponte sul Sabato, il corteo con ironia ha fatto “ciao, ciao” con la manina ed ha continuato per la sua strada, consapevole che il tempo dello scontro non era oggi, ma arriverà, prima o poi, quando saranno gli oppressi a decidere il dove ed il come!

Infine il corteo ha sfilato davanti Palazzo Mosti, difeso dalla Polizia, che sorprendentemente sembrava sempre “prevedere” quali sarebbero state le sue mosse (come se le avesse origliate?), responsabile di questa vergognosa concessione di uno spazio pubblico alla feccia fascista, per poi sciogliersi in piazza F. Torre dopo gli interventi conclusivi.

“Le strade sono di chi ama: nessuno spazio al fascismo!”

Compagne e Compagni

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