Contro la festa delle forze armate

Di seguito il volantino distribuito stamattina da una trentina di antimilitaristi per le strade di Benevento. I compagni una volta driblati digos e carabinieri, posti a difesa della celebrazione guerrafondaia del 4 novembre, sono riusciti a raggiungere il corteo istituzionale che in quel momento, lasciata piazza F. Torre si dirigeva verso piazza Castello, rompendo il silenzio al coro di "Contro la guerra che bisogna fare, disertare, sabotare" e "I soldi per la scuola li devono trovare tagliando la spesa militare". All’altezza della Prefettura sono stati accerchiati dalle forze dell’ordine colte impreparate dall’iniziativa spontanea. A quel punto si è preferito continuare il volantinaggio lungo il corso Garibaldi, per evitare un eventuale muro contro muro con chi vestito della sua divisa non può neppure pensare ad un mondo senza guerra e militari!

PACE TRA GLI OPPRESSI, GUERRA AGLI OPPRESSORI

Come si fa ad essere a favore della pace se si permette a chi la guerra la produce e la combatte di scorrazzare liberamente per le strade! L’articolo 11 della Costituzione italiana proclama che “l’Italia ripudia la guerra”. Potrebbe sembrare una dichiarazione antimilitarista. Eppure l’Italia non solo possiede un esercito regolare, ma lo impiega in decine di operazioni di guerra globale. Dall’Afghanistan ai Balcani i “nostri” ragazzi, ammazzano, bombardano, violentano, distruggono e poi si fanno riprendere dalle televisioni nazionali mentre distribuiscono acqua ai bambini che hanno fatto diventare orfani, a quei bambini che non avranno più una scuola da frequentare perché crollata sotto i colpi di mortaio!

Non contento di portare la distruzione fuori dai confini nazionali, lo Stato italiano ha deciso di schierare i militari anche nelle strade delle nostre città, per meglio reprimere chi costretto alla fame dalla finanza globale e dal lavoro precario o salariato è costretto a rubare; chi costretto alla fuga dal proprio paese d’origine, dove lascia amori e affetti cari, si trova senza il pezzo di carta giusto in tasca e viene sbattuto in un lager; chi deciso a non stare con le mani in mano mentre la deriva sociale del Capitale avanza inesorabile si oppone ai progetti di devastazione ambientale (discariche, inceneritore, TAV, nucleare), di disgregazione sociale, di guerra globale.

E nonostante con il “proprio” esercito in strada bisognerebbe dichiarare lo stato di guerra civile, la pace sociale ed il ciclo del produci-consuma-crepa vanno avanti, nonostante la “crisi” economica mondiale (la costante del Capitalismo). Ma l’articolo 11 non si ferma alla su citata definizione, in quanto subito dopo precisa che “l’Italia ripudia (solo) la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ed ecco allora che i poteri del linguaggio e della mistificazione mediatica diventano indispensabili. Se non riusciamo a farci attaccare per combattere “guerre difensive”, è necessario far passare un’operazione bellica con un altro nome. Ed ecco spuntar fuori le “missioni umanitarie”. La sostanza è la stessa: mimetiche, esplosioni, morti dilaniati, distruzione.

Con i soldati costretti alla coscrizione alla maggiore età, si incorreva nel problema che in tanti si dichiaravano non sottomessi, disertori, e preferivano la galera o la latitanza alla militarizzazione forzata che li avrebbe costretti a  sparare contro i propri fratelli provenienti da altri luoghi della Terra. Problema risolto. Basta tagliare i fondi all’istruzione (come sta facendo la 133 Gelmini/Tremonti), alla sanità, all’assistenza sociale, per avere un bel gruzzoletto (milioni e milioni di euro) con cui “invogliare” tutti i poveri, i disoccupati, i ragazzi del sud, vestirli di tutto punto, armarli per bene e mandarli al macello per conquistare qualche pozzo petrolifero in medio oriente.

Il 4 novembre del 2006, sei compagni furono fermati dai carabinieri per aver esposto striscioni contro la guerra e distribuito volantini antimilitaristi in via vittime di Nassirya, ribattezzata per quel giorno via Augusto Masetti, anarchico e disertore. Furono trattenuti per ore in caserma, e furono tutti denunciati. Il 30 gennaio per cinque di loro inizierà un processo per vilipendio. Un processo politico intrapreso dalla Stato italiano contro chi non si rassegna allo stato di guerra permanente e alla militarizzazione dei territori e delle coscienze, contro chi non smetterà mai di chiamare mercenari chi combatte in cambio di soldi conflitti che non gli appartengono e che non sono che funzionali ai padroni dell’economia e della politica, contro chi non smetterà di propagare l’idea che non basta essere genericamente a favore della pace, ma che bisogna adoperarsi attivamente per eliminare la guerra dalla faccia della Terra e chi la genera, quindi individuando innanzitutto come principali responsabili gli Stati, i loro eserciti ed il sistema capitalista. 

Solidarietà ai compagni antimilitaristi imputati

Contro la guerra e tutti gli eserciti

Per la Rivoluzione Sociale

GRUPPO ANARCHICO “SENZA PATRIA”, Benevento

http://gaa.noblogs.org  gruppoantagonistaantiautoritario@autistici.org

This entry was posted in Antimilitarismo. Bookmark the permalink.